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Per me non è così: riflessione dopo 6 mesi di Medicina di famiglia

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Trovo questo articolo controproducente e odioso

  • La mia prima considerazione è che fare il Medico (in particolare fare della Medicina di Famiglia) significa fare un lavoro speciale. Come tutti i lavori speciali deve essere affrontato in modo speciale.

  • Si deve ricordare che l’obiettivo primario è la salute e nulla deve distogliere dalla buona pratica: l’ascolto, la visita, le procedure diagnostiche, la diagnosi, la terapia e il supporto.

  • Bisogna avere una grande capacità organizzativa mentale e tecnica (un uso profuso dei mezzi informatici ad esempio) e una grande pazienza.

  • Penso che sia importante ricordare che il proprio assistito ignora i meccanismi delle malattie e che quindi ne abbia paura, che per lui è fondamentale il proprio benessere e che perciò tutto può sembrare urgente. Capire quale sia la vera urgenza non è semplice. Capire che quelle nozioni che trova leggendo (soprattutto in internet) non sono applicabili al suo disagio senza il filtro di chi pratica la professione medica. Bisogna parlargli, spiegare e trovare poi una “strategia condivisa”.

  • Parlare di compenso in denaro non è significativo, anzi mina la fiducia che è fondamentale fra un medico e il paziente. Vale molto di più sottolineare i “successi”, la soddisfazione e la sincera felicità quando un disagio viene superato o quando questo viene per lo meno alleviato (perché purtroppo la medicina a volte non riesce ad essere risolutiva).

  • Bisogna sicuramente allearsi con tutti gli assistiti perché aiutino, con sani comportamenti, il proprio Medico che così potrà riuscire a dare il meglio tecnicamente e umanamente.

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